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Al-Mu'tasim
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mwcqal-Muʿtaṣim bi-llāh (mwcgالمعتصم بالله, "che è sotto la protezione di mwcwAllah"), o semplicemente mwdaal-Muʿtaṣim, fu - dopo mwdqal-Amīn e mwdgal-Maʾmūn - il terzo figlio di mwdwHārūn al-Rashīd (avuto dalla sua schiava Mārida) ad assumere nell'mwea833cite-ref-1[1] la dignità califfale mwfqabbaside, succedendo a suo fratello al-Maʾmūn.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Già sotto il califfato di mwgqal-Maʾmūn, al-Muʿtaṣim aveva ricevuto dal mwggcaliffo suo fratello il permesso di arruolare soldati secondo un criterio diverso da quello fino ad allora attuato, che aveva consentito di reclutare guerrieri che condividevano appieno la "causa abbaside", in funzione anti-mwgwomayyade (tanto da essere chiamati mwhaAbnāʾ al-Dawla, ossia "Figli della Dinastia [abbaside]"), e che per lo più erano di cultura mwhqpersiana (tanto da essere noti come mwhgmwhwKhurāsāniyya). Al-Muʿtaṣim in effetti pensò di arruolare persone di cultura turca (acquistati nelle regioni mwiatransoxiane e, per lo più (ma non solo) di condizione mwiqservile.
Questi soldati - chiamati mwiwghilmân (mwjaغلمان, pl. mwjqmwjgghulām), ossia "giovani, paggi, servi"cite-ref-2[2] - erano in maggioranza schiavi e questo rendeva ancora più affidabile il loro comportamento nei confronti del califfo-padrone che, d'altra parte, poteva disporre a suo piacimento della loro vita. Molti di loro si affermarono per le loro capacità belliche, diventando comandanti degli eserciti califfali, come fu il caso di mwkwAshinas. Tuttavia, tra i reclutati non furono pochi quanti erano alla ricerca dell'avventura e i signori che si spostarono col loro seguito per "mettersi al servizio" del califfo, attratti dalla paga e dalla superiore qualità di vita della società di mwlaBaghdad, come fu ad esempio il caso di mwlqAfshin.
Inizio del governo
Il dissidente mwowBabak Khorramdin era diventato potente in mwpaAzerbaigian. Al-Muʿtaṣim inviò contro di lui un esercito che attaccò i mwpqKhurramiti ad mwpgHamadān e riportò una completa vittoria, con l'uccisione di 60.000 nemicicite-ref-4[4].
Trasferimento della capitale a Sāmarrāʾ
L'attenta cura dedicata direttamente dal califfo all'addestramento delle sue truppe "turche" e la venerazione che queste nutrivano per il loro padrone e comandante, che divideva con loro le fatiche degli impegni bellici, generò rapidamente non pochi problemi con la mwrqKhurāsāniyya e gli abitanti della capitale califfale.
I mwrwghilmān del califfo avevano, coi loro modi arroganti, ingelosito e incollerito le tradizionali truppe regolari califfali, composte per lo più da persiani e da arabi. L'esuberanza e talvolta la prepotenza dei mwsaghilmān armeni e turchi avevano inoltre provocato grande malumore e persino alcuni sommovimenti nella popolazione di mwsqBaghdad (mwsg836). Fu a seguito di questi eventi che al-Muʿtaṣim decise di trasferire la capitale a mwswSāmarrāʾ, una città a 125mwta km a nord di Baghdad. Essa fu creata praticamente dal nulla e concepita come una capitale amministrativa e come sede della corte califfale, senza il necessario corollario della popolazione non addetta al funzionamento della capitale. Esperienza pionieristica rispetto alla nascita nel mwtqX secolo in mwtgal-Andalus di mwtwMadīnat al-Zahrāʾ e di mwuaal-Madīnat al-Zāhira, e rispetto alle analoghe scelte che saranno fatte anche in Europa, ma non prima di 700 anni, con la costruzione nel mwuqXVI secolo francese di mwugVersailles da parte di mwuwLuigi XIV.
I califfi torneranno a Baghdad, ma solo nell'mwvq892, sotto il regno di mwvgal-Muʿtamid.
La città di mwwaSāmarrāʾ sorse sul luogo dove esisteva l'antica città di Sur-marrati, fondata dal sovrano mwwqassiro Sennacherib nel 690 a.C., e che poi era stata abitata fino in età mwwgsasanide, prima di cadere però in rovina. Al-Muʿtaṣim decise di ricostruire tale città, che fu chiamata inizialmente "Surra man raʾ" ("Chi la vede ne è deliziato") e che, secondo mwwwYāqūtcite-ref-5[5] fu poi abbreviato nel toponimo attualecite-ref-6[6].
mwzqHārūn al-Rashīd aveva già cullato l'idea di abbandonare Baghdad, la cui aria non gli si confaceva. D'altra parte la iattanza delle nuove truppe (efficientissime in battaglia ma indisciplinate quando erano accasermate) rendeva improrogabile la soluzione del problema dei pessimi rapporti insorti tra popolazione di mwzgBaghdad e il nuovo esercito califfale. Col pretesto della caccia, Hārūn al-Rashīd aveva visitato varie aree per individuare il sito migliore per l'edificazione di una nuova capitale e Sāmarrāʾ gli era sembrata rispondere alle sue aspettative, tanto da farvi costruire un palazzo per sé che, però, abbandonò abbastanza presto per eleggere la sua residenza nella mwzwsiriana mwaaal-Raqqa, al fine di trovarsi più vicino alla linea di confine con l'mwaqImpero bizantino, contro il quale egli aveva intenzione di sferrare attacchi che sperava fruttuosi.
Al-Muʿtaṣim decise di abbandonare Baghdad con tutta la sua corte e i suoi servi. Lasciò suo figlio come governatore di Baghdad e si spostò a Sāmarrāʾ, dimorando in una tenda fin quando non fu completata la sua reggia, il Jawsaq al-Khāqānī.cite-ref-7[7].
Per tale costruzione e per l'edificazione delle dimore dei suoi collaboratori e mwcavizir, il Califfo impegnò quasi 10.000 artigiani che trasformarono un sito in rovina nella più splendida città del mondo mwcqislamico, superiore per bellezza alla stessa mwcgBaghdad che, a causa del duro assedio sopportato per circa un anno - con l'impiego massiccio da parte degli assedianti di mwcwmangani, mwdacatapulte e mwdqbaliste - nel corso della guerra civile tra i fratelli mwdgal-Amin e mwdwal-Maʾmūn aveva ridotto in rovina la parte occidentale della capitale califfale.
Campagna contro Bisanzio (837-838)
Nello stesso 838 il califfo intraprese una grande campagna contro l'mwgqimpero bizantino, in risposta agli attacchi subiti dai bizantini l'anno prima (saccheggio di mwggArsamosata). La campagna tuttavia non si limitò al consolidamento dei confini e alla presa di qualche fortezza, ma si diresse minacciosamente nei territori interni dell'mwgwAsia Minore. Il 22 luglio una parte dell'armata califfale intercettò i bizantini presso Dazmana, sconfiggendoli, dopodiché occupò mwhaAncira. La restante parte dell'armata, guidata da Afshīn, il 22 agosto ebbe successo nell'espugnazione di mwhqAmorio, gettando il panico presso la corte del filo-arabo mwhgTeofilo e seminando sgomento nell'impero, data l'importanza delle due città (Amorio era poi la città d'origine della mwhwdinastia al potere). A testimonianza della situazione disperata in cui si trovavano i bizantini, rimane traccia di lettere inviate in Occidente in quel periodo dall'imperatore con cui si chiedeva l'aiuto di mwiaVenezia e al mwiqre franco mwigLotario I.
Campagne contro Babak
mwjgBābak Khurramdīn era uno dei capi del movimento dei mwjwKhurramiti, vissuto tra il 795 (o 798 secondo altre fonti) e gennaio 838. Il movimento della Khurramiyya (o Khurramdīniyya) era un movimento anti-arabo e anti-musulmano localizzato sul territorio mwkaazero (in parte nell'attuale mwkqAzerbaigian iraniano e in parte nell'mwkgAzerbaigian vero e proprio) che si batteva contro il califfato abbaside.
Al-Muʿtaṣim designò un generale d'origine iranica mwlatransoxiana, mwlqAfshīn Khaydar b. Kāwūs, perché stroncasse il movimento di Bâbek. Afshīn riuscì nell'impresa, non senza difficoltà e finì col catturare Bâbek, che fu giustiziato il 4 gennaio mwlg838cite-ref-8[8] a mwmwSamarra. Non per questo Afshīn si salvò dall'invidia della corte perché, di lì a poco, fu processato e mandato a morte.
Le divisioni del califfato
I mwngTahiridi, che avevano ricevuto il governatorato del mwnwKhorasan all'epoca di al-Maʾmūn, continuarono a governare la ricca regione persiana e il loro potere si estese anzi sui territori della mwoaTransoxiana (mwoqFerghana e sulle ricche città di mwogSamarcanda e di mwowBukhara). Come loro vassalli agirono inizialmente i mwpaSamanidi.
Morte di al-Muʿtaṣim
Al-Muʿtaṣim nella letteratura
Al-Muʿtaṣim è un personaggio di mwvqfiction in uno dei racconti di mwvgmwvwFiccionescite-ref-12[12] del grande autore mwxaargentino mwxqJorge Luis Borges. A dire di Borges, il suo personaggio «ha lo stesso nome dell'ottavo califfo abbaside che vinse otto battaglie, che generò otto figli maschi e otto figlie femmine, che lasciò alla sua morte 8 mila schiavi e che aveva regnato otto anni, otto mesi e otto giorni»cite-ref-13[13].
Note
cite-note-22. ↑ La parola è usata nel mw1aCorano per indicare gli efebi del mw1qparadiso islamico, destinati al servizio dei beati. Cfr. la mw1gmw1wSūra LII, 24.
cite-note-44. ↑ Tabari, mw3wLa Chronique, Vol. II, mw4aL'âge d'or des Abbassides p. 179.
cite-note-55. ↑ mw5aMuʿjam al-buldān, mw5qs.v. «Sāmarrā».
cite-note-77. ↑ Tabari, mw7gop. cit., pp. 179-181.
cite-note-1111. ↑ Tabari, mw-wop. cit. p. 198
cite-note-1212. ↑ mwaqmFicciones (1944), la raccolta in cui compare anche la celebre mwaqqmwaquBiblioteca di Babele (ISBN 2-07-036614-6).
Bibliografia
• mwaq8(AR) العباسيون/بنو العباس في بغداد (Gli Abbasidi/i B. al-ʿAbbās a Baghdād), su hukam.net.
• mware(EN) William Muir, Chapter LXVII, Al-Mo'tasim and al-Wathik, su The Caliphate, its rise, decline and fall, answering-islam.de.
• mwaruGeorg Ostrogorsky, Storia dell'impero bizantino, Torino, Einaudi, 1968.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-storiaal-Mu'tasim, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-ital-Mu'taṣim, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) al-Muʿtaṣim, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.